Tre Valli Varesine 2018 - Toms Skuijns

Promemoria | Tre Valli Varesine 2018

L’alba è grigia e nebulosa, c’è la foschia alta sui prati e il sole che sale come una grossa palla arancione, quando puoi guardarlo senza che faccia male agli occhi. Ai bordi delle strade spiccano i ciuffi gialli dei topinambur e altri fiori selvatici che potrebbero farmi dubitare del fatto che il calendario segni ottobre, se non fosse per le foglie che cambiano colore e cadono dalle piante. Camus dice che l’autunno è una seconda primavera e in fondo ha ragione. L’unica differenza è quel velo sottile di malinconia che si abbassa quieto sulle giornate, come la nebbia. La sento forte, mentre vado verso Saronno: è il giorno della corsa di casa – home race – e siamo a fine stagione.

Riesco ad essere in anticipo persino quando credo di essere in ritardo, o forse se la stanno prendendo tutti con comodo – un’arte che non riesco a imparare mai del tutto.
Nel frattempo il cielo diventa azzurro e l’aria che si scalda mi porta l’odore dell’olea fragrans. È un po’ come una sveglia, un segnale che mi dice che è quasi ora, anche se i bus hanno tutti le tendine tirate e fuori ci sono solo i meccanici, gli anziani che li osservano da vicino e i ragazzini in bici.

Col mio solito tempismo, sbaglio i luoghi in cui vorrei essere, ma non abbastanza da gettare al vento tutto. C’è Valverde che torna dal foglio firma attardato rispetto ai compagni, lo vedo arrivare da lontano, con la maglia iridata che spicca nella luce del mattino. Mi dice ciao e credo di bloccarmi un attimo per strada perché non riesco ancora a capacitarmi, nemmeno dopo varie esperienze, di momenti come questo.

Quando sei abituato alla mancanza di rispetto, stenti a credere che qualcuno sia ancora in grado di dimostrartelo anche senza conoscerti, che si tratti del campione del mondo o dell’ultimo dei gregari. Vorrei far vedere questo a chi mi chiede cosa ci trovi nel ciclismo. L’essenziale.

Tre Valli Varesine 2018 - Alejandro Valverde

Tre Valli Varesine 2018 - Cesare Benedetti

La salita del Montello mi sembra quasi morbida, dopo la Höll. Salgo piano, tra le ville, i giardini dietro alle cancellate e la gente sparsa sulle curve. Il solito silenzio prima della tempesta, anche qui, dove il sole picchia sulla testa e l’ombra fa venire i brividi. Alternative secche tra le quali non sai scegliere, come Varese stessa, a cui sembra non andar bene mai niente.

Fuga, gruppo, il vantaggio che si assottiglia e la routine che si spezza.

L’orologio corre veloce, non so più a quale giro siamo, ma di sicuro non è l’ultimo e non so dire di no ad un gelato – però lo mando giù velocemente, che ho le dita congelate.

Tre Valli Varesine 2018

Sul traguardo, al momento buono, il blackout. La macchina decide di non scattare più, gli ultimi metri finiscono nel buio. Sfiga, karma, chiamatela come volete, ma, non so come, sono riuscita a non arrabbiarmi troppo. Solo, non ho visto chi ha vinto, mi autoconvinco che sia stato Pinot perché lo vedo battere il cinque ad un compagno. Mi rendo conto solo dopo un bel po’ che in realtà non si tratta di lui, ma di Toms Skuijns, il cui cognome storpiato in più maniere corre sulla bocca della gente assiepata alle transenne.

Biondo, i tratti del viso tipici da ragazzo del Nord e il viso rosso come la maglia che indossa. Fatica sovrapposta a felicità, sicuramente, anche se sembra non rendersi del tutto conto di aver dominato una volata venuta fuori quasi per caso, per un’esitazione di troppo del gruppo alle sue spalle. Non ha ballato sulla bici, stavolta, non ha fatto in tempo. Lo incrocio per strada, a conferenza finita, mi spunta alle spalle e schizza via sulla sua bici, da solo, rosso come un fuoco fatuo nel tramonto varesino.

Tre Valli Varesine 2018 - Toms Skuijns

Sulla strada del ritorno penso che ho voglia di pastasciutta, che poi è il mio piatto preferito, quello che non vedi l’ora di mangiare e intanto, dentro di te, speri che non finisca mai.

Così è, per me, la Tre Valli: il cibo che sa di casa, il nodo al fazzoletto da guardare quando ho bisogno di ricordarmi cosa sto facendo e perché, la memoria che mi dice eri già qui, da sempre, dovevi solo capirlo. Promemoria.

 

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