Da ascoltare: Maeba – Mina

Volevo scriverti da tanto,
ma poi ‘ste cose non le fai.
E dirtelo da troppo tempo,
così che non l’ho fatto mai.
Un po’ di cuore se lo chiede
se sono matta o no.
Puoi ascoltarmi tra le pieghe
di un cielo ancora più blu.

Aliena, abitante di un altrove di cui noi comuni mortali possiamo solo sentire il canto e lasciarcene avvolgere. Aliena, nulla la scalfisce, nemmeno l’età: come Mina c’è davvero solo Mina.

Dopo aver ascoltato Maeba non so più quante volte, non so ancora se ho trovato le parole adatte a parlarne. So, però, che ogni volta che attacca Volevo scriverti da tanto mi si scioglie qualcosa dentro e accade così per tutti i dodici brani.

È un disco dove nulla è uguale a nulla, eppure tutto dice Mina. La sua inconfondibile voce sa toccare testi e generi musicali di qualunque tipo con una leggerezza e un’estensione che non saprei attribuire a nessun’altra.

Non ha paura di sperimentare ancora adesso, la Tigre di Cremona. Se un pezzo le piace, lo incide, sia che abbia l’atmosfera rarefatta ed elettrica di Un soffio di Boosta o quella di un vecchio tango, come Il mio amore disperato, forse l’ultimo brano scritto dal compianto Paolo Limiti. E non parliamo poi di Il tuo arredamento, una canzone che chiunque altro farebbe una fatica immensa a cantare, ma lei ci gioca come se fosse di una facilità estrema e ti lascia lì impietrito a chiederti “ma come fa?”.

Mina fa e basta. Così come, con tutta tranquillità, decide di inserire nella tracklist di un album che esce in primavera la cover di Last Christmas: per chiunque altro non avrebbe senso, ma in questo album tutto scorre così, per sorprese. Perciò alla rievocazione di un Natale scorso segue, immediata, l’intimità tutta partenopea della cena di una coppia di vecchi, con una minestrina che cuoce e infine scuoce mentre i due duettano con parole d’amore e – me li immagino – ballano piano vicino ai fornelli. Una creazione perfetta di Paolo Conte.

Mina - Maeba

Cos’è, dunque, Maeba? Una continua rottura di schemi che vengono riattaccati tra loro dal magico collante della voce di Mina, il filo rosso che viaggia attraverso ogni brano come se toccasse galassie diverse seguendo una mappa tutta sua.

Mina, l’aliena che sfugge alla nostra vista ma non al nostro cuore.

Sentitela qui:

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