One last shot | Vuelta a España 2017

Scrivo queste righe di getto, mentre hai appena terminato la tua ultima batalla. 

Chissà cosa sente il tuo cuore sapendo che in queste tre settimane è stato tutto un’ultima volta. Un rito di saluto giorno dopo giorno, in cui l’amore della gente vorrebbe essere più del possibile e, forse, invece di diminuire il dolore del distacco imminente, lo acuisce.

È la tua terra che ti abbraccia, è qui che hai deciso di tirare i tuoi ultimi colpi di pistola, senza risparmiarcene uno. Il più bello ce l’hai fatto sudare, lo hai tenuto in serbo per questo maledetto Angliru, tutto vento, pioggia e nuvole che sferzano la cima. Non c’era miglior scenario per una fine degna di tal nome.

Non so cosa si provi ad arrivare lassù da solo, tra due ali di folla e il fiato sul collo di una maglia rossa che a momenti ti raggiungeva. Ma so cos’ho provato io, a spingerti col pensiero su quelle rampe, col cuore scoppiato, come se fossi io quella che correva verso il cielo. Ho sentito, di nuovo, la bellezza che solo qui riesco a percepire.

È banale da dire, ma mancherai, Alberto.
Mancherai a questo ciclismo in cui da lontano non si osa più come ai vecchi tempi e tu sei uno dei pochi rimasti a provarci.
Mancherai ai tifosi che hanno sempre saputo che con te in gruppo c’è da aspettarsi una mossa a sorpresa, prima o poi.
Mancherai ai compagni di strada che ti conoscono da anni e a quelli più giovani che non possono ancora credere di aver affrontato qualche tappa insieme a te.

Mancherai a me, perché ti sei fatto largo nel mio cuore di tifosa pian piano, fino ad accaparrarti il primo posto. (E pensare che all’inizio non ti sopportavo, mi viene da ridere al pensiero.)
Rimpianti? Ne ho uno, grande, ed è quello di non esser mai riuscita a vederti correre dal vivo, a scattarti una foto da conservare mentre danzi sui pedali in quel modo che è e resterà soltanto tuo. Ma, fortunatamente, un piccolo ricordo posso tenerlo caro anch’io.

 

2015, Milano, conferenza stampa con la tua Fundación. Ti osservavo, di fronte a me, in quel modo in cui si osserva il proprio idolo: con tutto l’amore e l’incredulità che un cuore può contenere in quegli istanti. Poi, si sa, l’emozione tira brutti scherzi, va a finire che mi scordo di togliere il tappo alla macchina fotografica prima di scattarti una foto con la mia migliore amica (anche lei tua fan) e sei tu a farmelo notare. Figuraccia servita – me ne vergogno ancora adesso, ma alla fine è stata una delle giornate più belle vissute finora.

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C’è un’altra cosa, infine, che mi mancherà: saperti a Lugano e sperare di vederti sfrecciare dalle mie parti durante l’allenamento. Che un po’ era come sentirsi vicini, a condividere gli stessi luoghi e sentirsi un po’ orgogliosi nel vederteli apprezzare.

Insomma, permettimi di commuovermi un po’ al pensiero che non ti vedrò più correre, soffrire e vincere gettando il cuore oltre tutte le cadute. Da adesso sei leggenda, sigillata da un ultimo colpo di pistola.

Rimane solo una parola: gracias.

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