Cos’hai imparato oggi? Che se vuoi, puoi. – Il 2016 di Adriano Malori

Quella che vorrei raccontarvi è la storia di un ragazzo che ha rischiato di dire addio al sogno della sua vita, ma che ha lottato come un leone per non darla vinta a nessuno: lui è Adriano Malori, ciclista italiano del team spagnolo Movistar e soprattutto una delle nostre punte di diamante per quanto riguarda le corse contro il tempo.

 

Lo scorso 22 gennaio, al Tour de San Louis in Argentina, una bruttissima caduta per colpa di un buco sull’asfalto. Adriano resta a terra e si risveglia in ospedale dopo quindici giorni, senza riuscire a parlare una sillaba di spagnolo, lingua che in precedenza dominava benissimo.
Inizialmente non si rende conto degli effetti della caduta, crede che le difficoltà di movimento siano dovute solo alla clavicola rotta. Quando inizia la riabilitazione a Pamplona, però, gli viene detto che il vero motivo è il cervello, che con l’incidente si era scollegato da tutta la parte destra del corpo: un fulmine a ciel sereno per il corridore italiano, che si trova a passare da vice campione del mondo a cronometro ad essere totalmente dipendente dagli altri.

Alla domanda su quando potrà tornare a correre, gli viene risposto che, se sarà fortunato, potrà andare giusto a prendere il pane dal fornaio. Adriano, però, non ci sta: forte, fortissimo sale in lui la volontà di mettercela tutta, di recuperare e tornare in sella alla sua amata bici il prima possibile.
Il percorso di riabilitazione neurologica e fisica non è per niente facile, ma passo dopo passo, con il sostegno di una motivazione d’acciaio, i miglioramenti sono sempre più evidenti.

È stato un cammino fatto di obiettivi. Primo: alzarmi dalla sedia a rotelle. Secondo: tornare a muovere il braccio. Obiettivo di maggio: cercare di salire sulla bici. Obiettivo seguente: tornare ad essere un ciclista, salire su una bici per allenarmi una, due, tre ore. Altro obiettivo: tornare ad essere un ciclista professionista.

Il 30 marzo torna ad allenarsi sui rulli, poi le prime uscite su strada. È felice.
Tornato a Parma, però, c’è un nuovo momento difficile: un problema alla mano destra, che si torce e non gli consente di manovrare la bicicletta per frenare o cambiare, risolto fortunatamente con un ritorno a Pamplona.
Dopo tanto allenamento (e il matrimonio in luglio con la sua Elisa), Adriano può tornare finalmente a correre e lo fa in Canada il 9 settembre, appena sette mesi e mezzo dopo quel giorno maledetto al San Louis.

Il messaggio che volevo mandare alla gente con problemi è che c’è un ragazzo che in sette mesi è passato dall’essere paralizzato per metà a gareggiare in una gara World Tour. Non tutte le lesioni sono uguali, ma non si deve smettere di lottare anche solo per muovere una mano, un braccio, una gamba o tornare a camminare.

 

 

Alla Milano-Torino il destino si mette ancora in mezzo, una nuova caduta e di nuovo clavicola rotta, questa volta la sinistra. Ma Adriano figuriamoci se demorde, è già pronto per la seconda parte della sua carriera, a partire dalla prossima stagione. Lì si vedrà cosa sarà in grado di fare, se potrà tornare ad essere l’Adriano Malori di prima. Ma siamo certi che la testa e soprattutto il suo grandissimo cuore faranno sognare lui e noi tifosi che lo aspettiamo di nuovo su quella sella che gli ha dato tutte le motivazioni possibili per poter combattere la sua dura battaglia e vincerla.

Lottare per la vita: puoi vincere Tour, Vuelta, Mondiale, ma nessuna vittoria sarà come questa.

 

 

In questo documentario mandato in onda dalla rete spagnola #0, potete vedere tutto quel che ha affrontato in questi mesi:

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